L’italia è un paese che, storicamente, ha sempre avuto delle spinte secessioniste. Spinte alimentate dal fatto che molte potenze, per ragioni diverse, hanno sempre avuto interesse ad avere un piede in Italia. In particolare:

  • la Francia è sempre stata interessata al Nord Ovest (l’originario Regno di Sardegna), con il quale condivide la cultura e, in parte, la lingua.
  • la Germania al Nord-Est (il Lombardo-Veneto), che è da sempre in orbita austriaca.
  • gli USA al Sud: per gli USA, il Sud è un territorio chiave per il controllo del Mediterraneo.

Per combattere le spinte secessioniste, lo Stato centrale ha usato due metodi.

  • Autonomia sostanziale: Lo Stato fa finta di controllare il territorio, e in cambio i poteri locali che gestiscono il territorio in maniera informale fanno finta di riconoscere lo Stato.
  • Soldi. Tanti Soldi. Soldi a pioggia per posti di lavoro fittizi, opere pubbliche inutili e non finite, studi di fattibilità.

L’Unione europea e le strette di bilancio successive hanno messo a rischio questo fragile equilibrio. Adesso le spese vanno tutte documentate, e non si può più continuare con i soldi a pioggia. E in più, il Sud si ritrova con la concorrenza non solo del Nord, ma di tutta l’Unione Europea.

La crisi del 2020-2021 è stata un’occasione, per i governatori delle Regioni, di prendere sempre più potere, a scapito dello Stato. E in molti casi, i governatori hanno spinto per limitare severamente la mobilità tra regioni.

Tra i governatori più attivi nella limitazione della mobilità tra regioni, ci sono stati quelli di Campania, Sicilia e Sardegna. Con altri mezzi, anche il governatore del Veneto e, in misura minore del Friuli, hanno imposto misure per limitare la mobilità di merci e cittadini.

La Sicilia potrebbe essere la prima regione a dichiarare l’indipendenza, cercando di andare rapidamente in zona Arancione e smettendo in seguito di pagare le tasse allo Stato Italiano. In caso di indipendenza della Sicilia, Sardegna e Campania seguirebbero a ruota con le stesse modalità, e Veneto e Friuli seguirebbero poco dopo, non appena diventerà chiaro che lo Stato Italiano non governa più in Sicilia, Sardegna e Campania.

Il problema è ora per le 15 regioni rimanenti, che devono sostenere da sole il peso della burocrazia romana e di tutti i suoi traffici. Il tutto in un contesto di sostanziale svuotamento delle istituzioni democratiche, con un governo che legifera a colpi di DPCM. A questo punto si innesca una reazione a catena, con tutte le regioni che dichiarano l’indipendenza l’una dopo l’altra. Anche le regioni più fedeli dichiarano l’indipendenza, solo per non dover sostenere da sole le spese della burocrazia romana.

Dopo la fase di secessione, inizia la fase di consolidamento. Le singole Regioni, una volta resesi indipendenti da Roma, sono libere di federarsi secondo le loro affinità.

Il giorno dopo l’indipendenza, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta sono invase dalla Francia. Le truppe francesi entrano ad Aosta tra i cori di giubilo della popolazione savoiarda. In Valle d’Aosta comincia la caccia all’italiano, e molte famiglie italiane sono obbligate all’Esilio.

Appena resosi indipendente, l’Alto Adige si offre spontaneamente all’Austria.

Lombardia, Veneto, Friuli e Trentino si riuniscono nella Federazione Serenissima, uno stato fortemente integrato nell’Unione Europea e molto legato alla Germania. La Slovenia aderisce anch’essa alla Serenissima, per superare il Trattato di Osimo, e risolvere le dispute sui territori di Gorizia e Trieste. L’annessione alla Serenissima permette in più alla Slovenia di avere un porto degno di questo nome.

In seguito alla creazione della Serenissima, i francesi ritirano tutte le loro aziende da Milano, che entra in una forte crisi e perde in un anno il 10% della popolazione. Come misura anticrisi, Milano viene eletta capitale della Serenissima, ma la città continua a perdere importanza a scapito di Venezia.

Emilia, Toscana, Umbria e Marche formano l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche dell’Italia centrale. Uno stato fondato su antifascismo, antirazzismo, piani quinquennali e diritti LGBT. Tutti i clandestini d’Italia partono alla volta dell’URSS, e sono naturalizzati a Bologna in una grande cerimonia di piazza.

Il Lazio rimane da solo, e continua a definirsi come Repubblica Italiana. La Costituzione del 1948 rimane formalemente in vigore, e la Repubblica continua a rivendicare il controllo sull’insieme del territorio. Con un’economia reale ridotta al minimo, la Burocrazia Romana è obbligata a tagliare molte delle sue spese. Roma perde rapidamente l’80% della popolazione. Per la prima volta nella sua storia, Roma è libera dal traffico.

Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria si riuniscono nel Regno di Napoli, uno stato fortemente accentrato e di ispirazione neoborbonica. Il Regno di Napoli diventa un alleato forte degli USA. Napoli diventa la capitale formale e sostanziale del Regno, e ritrova il suo antico splendore, arrivando oramai a rivaleggiare con Londra e Parigi. La rinascita di Napoli è largamente finanziata dagli USA, che vogliono farne una loro vetrina in Europa.

Nonostante la comunanza d’intenti col regno di Napoli e il suo posizionamento filo-USA, la Sicilia rimane indipendente, e adotta un atteggiamento marcatamente federalista, con Messina, Palermo e Catania che si dividono le funzioni di capitale.

La Sardegna rimane indipendente, non tanto per una sua volontà, quanto per un’assenza di intenti comuni con altre regioni. Dopo un periodo iniziale di crisi, la Sardegna trova un suo ruolo come potenza marittima nel Tirreno.

In uno scenario alternativo, la Calabria fa costruire il Ponte sullo stretto e decide di federarsi alla Sicilia invece che al Regno di Napoli. Più incerto è il futuro di Abruzzo e Molise. Vista la loro importanza strategica minore rispetto ad altre regioni, potrebbero rimanere indipendenti oppure decidere di restare unite alla Repubblica Italiana piuttosto che al Regno di Napoli.

(in ogni caso, qualunque cosa succeda, si preannunciano anni interessanti)